UNA STANZA PER BOLDINI

Silvia Camporesi si è concentrata sull’idea di movimento che caratterizza lo stile di Boldini. Nella maggior parte dei soggetti ritratti, infatti, ci sono sempre alcuni elementi fermi e stabili all’intermo della composizione, mentre tutte le altre parti sembrano animate da traiettorie dinamiche che le smaterializzano, come se fossero attraversate da correnti elettriche. L’artista, che proprio in questi mesi si è confrontata con la cultura orientale grazie a un soggiorno in Giappone, ha trovato questa idea di transitorietà, velocità e indefinitezza affine alla cultura giapponese del wabi-sabi. Con tale termine si intende la predilezione per tutto ciò che è vago, indistinto, sfumato, in perenne dissolvenza: proprio come avviene nel processo di smaterializzazione dei “pieni” per elettrizzare “i vuoti” che attua Boldini.
Ispirandosi in particolare a tre dipinti di Boldini, la Camporesi, al termine di un percorso che l’ha portata dal Museo Boldini al Giappone, è arrivata a collegare l’eleganza elettrica delle pennellate boldiniane alla calligrafia orientale. E’ nata così una serie fotografica di grande suggestione, in cui la raffinatezza estetizzante e decadente che contraddistingue la poetica della Camporesi si sposa con una ricerca meditata e profonda sul dinamismo di Boldini (forse l’elemento di maggior modernità della sua ritrattistica), che con le sue linee saettanti anticipò le ricerche del futurismo e dell’informale.


Silvia Camporesi has focused on the idea of movement that has characterized Boldini’s style. In fact, in the most portrayed objects there are always some firm and stable elements in the composition, whereas all the other parts seem moving through dynamic trajectories that dematerialize them as if they were hit by electric shocks. The artist that has been in Japan in the last few months where could experience a confrontation with the oriental culture, believes that the idea of transitoriness, velocity and indefiniteness is related to the Japanese culture of wabi-sabi.
The term defines the predilection for what is vague, undefined, veiled and continuously dissolving; as the process of dissolution of plenums aiming to electrify the voids spaces operated by Boldini. Inspired by three of the Boldini’s paints, and at the end of a course that started in Museum Boldini and finished in Japan, Camporesi could connect the electric elegance of Boldini’s brush strokes to the Oriental calligraphy. That is how a suggestive photographic series was born. Its sophisticated and decaying refinement that differentiates the Camporesi’s poetics, perfectly matches the though-out and deep research on Boldini’s dynamism (perhaps the most modern element in his portraiture) whose particular lines, anticipated the research on futurism and informality.