SOUVENIR UNIVERSO

Il titolo, souvenir universo, nasce da un gioco di parole: i due sostantivi, uno francese e l’altro italiano, si anagrammano a vicenda. E’ proprio la prospettiva delle permutazioni di significato, tipico del gioco anagrammatico, alla base del nuovo progetto di Silvia Camporesi, nella sua personale presso lo spazio della galleria z20. Il punto di partenza è la fotografia e le opere in mostra riflettono sulle modalità concettuali e materiali in cui poter declinare il linguaggio fotografico.
Così la fotografia di un falso cielo e l’immagine in motion di un bosco di notte animato dalle lucciole, fanno da contrappunto alle video-fotografie di un piccolo vulcano che brucia ininterrottamente e alla enorme massa d’acqua di una cascata che scende rallentata. Il tema universo è qui inteso come scansione dei quattro elementi, rappresentati intrecciando finzione e realtà.
Anche nella seconda parte della mostra il luogo e il suo ricordo fotografico, il souvenir, sono un pretesto per scavare nelle possibilità del linguaggio fotografico. Due grandi fotografie di interni, scenari che ricordano il film Stalker di Andrej Tarkovskij, non sono luoghi reali ma immaginari, frutto del lavoro scultoreo dell’artista, che ha fotografato in studio i modellini appositamente creati.
Infine, l’antica tecnica giapponese di taglio e piega della carta viene applicata da Camporesi su immagini di luoghi dismessi, azione che aggiunge una terza dimensione alla fotografia. Con questo ultimo intervento si conclude l’esplorazione immaginifica di luoghi reali e di finzione, esplorazione che sottopone la fotografia ad una riscrittura delle sue possibili esplicitazioni.


The title, “Souvenir universe”, is the result of pun: the anagram is formed by combining these two nouns: one French and the other English. The perspective of the transformation of meaning, typical of the anagrammatic game represents the crucial element in Siliva Camporesi’s new project, which it is exhibited in the z20 gallery. The starting point is the photography; and displayed artworks think upon how to decline the photographic language in a conceptual and practical manner. Therefore, the picture of a false sky and the image in motion of a bush at nigh time, animated by some fireflies, form a counterpoint either to the video-photos of a small Vulcan that continuously burns or to the massive body of water of a waterfall that runs down slowly. Here, the topic “universe” is understood as articulation of the four elements represented by linking fiction and reality.
Even in the second part of the exhibition the place, the photographic memory, and the souvenir are an excuse for digging in the possibility of the photographic language. Two big pictures of interiors remind the sets in the movie Stalker by Andrej Tarkovskij. Those interiors are not real but imaginary places, since they are the result of a sculptural work of the artist. In fact, she took pictures of scale models created specifically for this occasion.
Finally, Camporesi applies the Japanese antique technique of paper cut and fold to pictures of neglected places. This action gives the third dimension to the photography.
This last intervention concludes the imaginary exploration of real and fictitious places. This exploration subjects the photography to rewrite its own possible manifestations.