La Terza Venezia

LA TERZA VENEZIA

Per evitare esiti banali e stereotipici, Camporesi ha sentito la necessità del full immersion di un intero mese nella città lagunare, in un momento di vuoto turistico, quando Venezia ritorna a essere dei veneziani. Febbraio, mese di nebbia, di silenzi, di rarefazioni della presenza abitativa nelle calli, lungo i rii e nei campielli. In quell’atmosfera sospesa che riconduce la città a un tempo senza tempo, Camporesi ha evitato sia la riconoscibilità consunta della vecchia ‘regina del mare’, sia la fotografia artisticamente algida, architettonica, oggettivamente documentativa del pur straordinario repertorio di pietre ed edifici storici a pelo d’acqua più affascinante del mondo.
La ‘terza Venezia’, così denominata dall’artista stessa, si rivela come invenzione dell’estro e dell’immaginario, perciò inedita. «Sono partita dalla Venezia reale – confida la fotografa forlivese - per approdare alla Venezia in miniatura in scala 1:10 che si trova a Rimini, fotografandola in prospettiva, come fosse reale, per poi mischiare le due vedute, tirando fuori una Venezia fantastica, una terza Venezia appunto, per metà vera e per metà fatta di finzioni».  (Bruno Corà)

THE THIRD VENICE

To avoid stereotyped, run-of-the-mill results, Camporesi felt the need for a one-month full immersion in Venice during February, a time when there are no tou- rists, when the city comes back into the hands of the Venetians. A month marked by mist and silence, little evidence of the inhabitants of the alleys and tiny squares, while winter’s chills and dampness
accompany in a pungent embrace the hurried footsteps of passers-by along pathways whose outlines are clear for only a few metres prior to their merging with the canals in an indistinct blend of water and air that dissolves into an incipient attractive, albeit insidious, emptiness. In this suspended atmosphere which conveys Venice back to a timeless time, Camporesi has avoided both the time-worn recognisability of the ‘queen of the sea’, and the artistically dry photographs documenting objectively the architecture and the yet extraordinary repertoire of water-lapped stone- works and buildings. Her “third Venice” instead avoids these two alternatives and stands out as an original fruit of afflatus and imagination. “I set out from the real Venice”, she says, “to arrive at the l:5 miniature Venice located at Rimini by taking pictures of the city in perspective as if it were real, and then mixing the two views to excogita- te a fanciful third Venice, half true, half make-believe”iii.  (Bruno Corà)